01/02/2009
Capitolo 1
Ricordo quel giorno come se fosse oggi...
Ricordo che ero troppo cinica per credere
Troppo realista...
per convincermi dell'esistenza delle favole....
Dell'esistenza di Bru...
Dicono che le persone dall'apparenza forte siano in realtà quelle più deboli, dicono anche che chi soffre tende ad apparire irascibile e distaccato...
Io non capivo com'ero, nessuno lo capisce autonomamente, di certo non mi emozionavo da molto tempo, ed avevo solo 17 anni...
Era come se una sorta di blocco mi impedisse di essere me stessa. Anche in quell'occasione, quando la nuova casa e il negozio erano finalmente finiti...
C'era voluto parecchio tempo ma il risultato, diceva mio padre, era notevole. Io non avevo ancora visto nulla, ero stata tenuta all'oscuro di tutto, voleva farmi una sorpresa, anche se dal mio punto di vista sembrava solo volesse tenermi lontana per non cadere in discussioni superflue, magari riguardanti il colore della carta da parati... eppure sapeva benissimo che non ero il tipo di persona a cui interessavano certe cose. Con un comportamento tale sembrava solo estremamente egoista.
La porta era aperta, si spalancò debole emettendo un freddo cigolio. La varcai ed un brivido mi percorse tutto il corpo.
Non pensavo a nulla, non mi interessava sapere quali assurdi vecchi mobili raccattati vendesse mio padre, mi interessava solo vedere come sarebbe stata la mia stanza, era stata scelta da lui...
Vuota da ogni problema rimasi immobile, disorientata scrutavo quell'arredamento troppo pesante a crepuscolare per piacermi

-Non c'è un po' troppo marrone qui dentro?- mi chiesi schifata, sicura che nessuno avrebbe potuto sentirmi.
Un oggetto colse la mia attenzione:
Uno specchio. Un grande, enorme, specchio dorato, uno di quelli in stile Vittoriano che si usavano alla fine del '700.
Era massiccio, doveva pesare diversi chili se non tonnellate -Chissà quanto costa uno di questi..-

-Dipende da Jeck... basta che si trovi davanti una vecchia vedova e comincia a fare sconti- sussurrò qualcuno che non riuscii ad identificare...
Era Eddward, il migliore amico di mio padre, che aveva l'insana abitudine di girovagare per casa nostra.
La sua figura alta e snella era accartocciata stanca dietro alla cassa
Lo guardai con tono di rimprovero- Perché te ne stai nascosto qui? sembra quasi che il tuo lavoro in qualche modo ti stressi-

-Cara piccola saputella...- ringhiò nervoso alzandosi da terra e puntandomi con gli occhi..
Erano di un grigio chiaro, ricordavano qualcosa di antico, una sorta di città abbandonata, un luogo che qualcuno aveva dimenticato per sempre
-Cara? Piccola?- la mia voce aveva sempre un retro suono acido e fastidioso
-... tuo padre data la sua improvvisa mancanza di denaro non ha potuto pagarsi una ditta di traslochi- come un cantastorie guardava l'infinito triste
"Non ci vedo nulla di improvviso"
- E quindi lo hai dovuto aiutare tu?- sorrisi divertita, ero convinta Edward amasse poltrire e non riuscivo ad immaginarlo mentre si sforzava nel portare enormi scatoloni
- Se con il termine "aiutare" intendi lavorare come un cane, bé allora SI- inarcò le sopracciglia infastidito
-Non credo tu sappia cosa vuol dire davvero lavorare...- sbottai sarcastica
Mi lanciò un'occhiata ferita, poi sogghignando maligno aggiunse -Ti capita spesso di parlare da sola? prima ti ho sentita farneticare qualcosa sull'eccessività del colore marrone... C'è gente brava che potrebbe aiutarti lo sai vero??-
Mi dimenai imbarazzata e arrossendo ringhiai -Ero al.. ehm... telefono!!-
"Ah Rossy, qui perdiamo colpi..."
Alle mie spalle un fruscio di passi conosciuti seguiti da un -Ciao Rossana- cessarono quel momento di estremo imbarazzo...

Mio padre mi strinse dolcemente la spalla
-NON MI CHIAMARE ROSSANA! LO SAI CHE DETESTO QUEL NOME DA CARAMELLA TAROCCATA!!!- dissi furente
Jeck, mio padre, era un uomo di 35 anni estremamente pignolo, bello e aitante, anche se un po' all'antica...
I suoi occhi erano blu, ma non come i miei...
I capelli erano castani mentre i miei erano neri, eppure era mio padre, senza ombra di dubbio.
Al momento del mio concepimento aveva appena 18 anni, circa la mia età...
Non parlava mai del periodo in cui aveva amato mia madre, non citava mai nemmeno lei...
Ma infondo forse ero io che non glielo permettevo, anche se sapevo che non si era uccisa di sua spontanea volontà ma era stato un'incidente, per me era tabù, una specie di dio che mi aveva abbandonata a me stessa...
Semplicemente dovevo dare la colpa a qualcuno per giustificare la mia eterna tristezza. Così per non impazzire...
-Forza vieni a vedere la casa Rossy- disse gentilmente mio padre uscendo dal negozio
Come un ospite poco interessato lo seguivo a fatica -La casa e il negozio sono attaccati o sbaglio? non c'è una porta che li collega? è scomodo passare sempre per il giardino- e non mi interessava davvero, ma dovevo sembrare curiosa, dovevo perché era umano, doveva perché faceva bene ad entrambi...
-Certo che c'è, ma voglio farti vedere che effetto fa entrare dall'ingresso principale...-
-Ci saranno fiori ovunque? Come l'ultima casa?- sorrisi ricordando tutti i posti in cui eravamo andati, ma forse era meglio dire quartieri, perché non eravamo mai realmente usciti dai confini di Long Hole...
-Qualcuno...- imbarazzato si grattò una spalla e continuò a farmi strada a passo veloce...
Una porta in legno chiaro mi dava il benvenuto, con un gesto veloce della mano mio padre la spalancò...
La varcai e un profumo di fiori secchi mi travolse..
-MA! CAVOLO PAPA'!E' BELLISSIMA!- banale cercai di farlo sorridere, ma non era poi così bella, lo stile rispecchiava quello di mio padre e ormai non mi faceva più ne caldo ne freddo.
Mi guardò severo, feci una faccia scema e continuai a gesticolare -Queste sedie in stile Barocco sono una figata!- si diresse verso la cucina e disse serio -Come ho fatto a crescere una figlia così bugiarda....-

Mi lanciai di peso sul sofà impolverato che scricchiolò e dissi sdraiandomi -Mmmh... non è molto comodo...-
-Non sei obbligata a sfondarlo!!... Ehm volevo dire a sederti- ridacchiò fastidioso
-Non sei obbligato a darmi sempre retta- contrattaccai scocciata
Non esistevano discussioni particolarmente sensate, non fra me e lui...
-Questa sera ceni? Se vuoi darti all'anoressia non è un problema- i suoi occhi mi guardarono seri, ma ero abituata a quei suoi finti incitamenti alla mala vita...
-Così risparmi le cibarie? Edd mi ha detto che sei al verde-
-No, volevo solo farti sentire libera- e ancora quella finta serietà
-Certo- Conclusi sbuffando.

Mi fissava con il suo solito sguardo mortificato, gli occhi bassi e l'aria di uno che nella vita ha sbagliato tutto. Mi sembrava di stare ad anni luce da lui in quei momenti eppure c'ero abituata...
"Che hai papà? perché non mi dici a cosa stai pensando? perché mi fai sentire così sola?" Ovviamente non ricevevo mai nessuna risposta, non che mi leggesse nel pensiero, ma anche se glielo avessi chiesto sapevo che avrebbe rigirato la domanda...
E saremmo finiti per prenderci in giro...

-Forza, ti faccio vedere camera tua...-la freddezza con cui intonò quella frase interruppe ogni mio pensiero. Percorse delle scale a chiocciola senza preoccuparsi che io lo seguissi o meno...
Giunti nella mia presunta camera per poco non svenni, era grande, puzzava d'umido e a parte un letto era vuota.
Mio padre indicò 5 scatoloni e disse mortificato -Ah ho dimenticato di dirti che ho deciso io cosa portarti qui, sai com'è per tenere tutto sotto controllo-

-PER QUALE ASSURDO MOTIVO HAI DECISO TU COSA PORTARE NELLA MIA NUOVA STANZA?!?! E' LA MIA NUOVA STANZA!!! E NON HO 7 ANNI!!!- gli occhi mi uscirono dalle orbite e per poco non gli saltai addosso, la mia voce echeggio acida per tutta la casa.
Sviò il discorso e si diresse al centro della camera, avrei giurato che da lì a 5 secondi lo avrei malignamente colpito con un bastone alla schiena -Lo so che l'arredamento fa schifo, ma mi ero dimenticato di acquistarti la camera, così l'ho ordinata per telefono. Ma ovviamente non è arrivata in tempo ...- pronunciò quelle parole con una leggerezza snervante

-UN'ATTIMO! Come la hai ordinata per telefono?- e mi sarei messa volentieri a piangere
-Bé si perché? non avevo tempo di tornare indietro a sceglierla...- sbarazzino guardò altrove
-Ma! Come hai fatto a scegliere i mobili?!?-
-Non li ho scelti, gli ho solo detto che erano per una ragazza di 17 anni, acida e scorbutica. Non ce ne sono molte...-
-Potevi aggiungere frivola e maligna, così quando mi vedono per strada mi sputano in faccia!!-
Rise ma io non lo seguì, visto che non c'era nulla su cui scherzare...
Improvvisamente il silenziò ci avvolse, con il suo strato di gelo e indifferenza
Smisi di guardare quella specie di porcile che aveva lo scopo di deprimermi e fissai l'esterno da una finestra, il sole sbiadito mi accecava caloroso.
Jeck intervenne preoccupato -Avanti sarà una bella camera vedrai...- non lo degnai di uno sguardo e assente sussurrai -Certo papà, sarà bellissima...-

***
Cominciai a cercare in quegli scatoloni cose vecchie che nemmeno usavo ma che adoravo tenere nella mia vecchia stanza, ciondoli, soprammobili, statuine di luoghi mai visitati...
L'odore di carta bruciata invadeva quell'enorme spazio vuoto e mi faceva sentire tremendamente a disagio,
Speravo non avesse buttato nulla, ma mi sbagliavo. Ovviamente aveva letteralmente fatto piazza pulita. C'erano solo vestiti e Cd.
***
Giunse presto la sera.
Dopo essermi fatta una doccia rigenerante constatai che ero troppo affamata per seguire il meschino consiglio di mio padre,.così decisi di cenare con lui, fu l'ennesima serata deprimente...
Io che rigiravo lo stesso pezzo di carne surgelato su se stesso varie volte, lo aveva cotto male ed era rimasto durissimo. Lui che ogni tanto si schiariva debolmente la gola, non sembravamo padre e figlia in quei momenti...sembravamo due 14enni al primo appuntamento, non parlavamo nemmeno. Improvvisamente alzai lo sguardo per chiedergli se potevo tornare nella vecchia a casa a riprendere delle mie cose ma non riuscì ad esprimermi, rimasi bloccata, basita...

I suoi occhi, la sua testa, di nuovo quella maledetta espressione pentito.
Chissà a cosa pensava, cosa consumava la sua felicità in quel modo. I suoi occhi si erano spenti di nuovo
Mi alzai bruscamente dalla sedia, volevo chiedergli per una buona volta cosa gli prendeva, perchè mi faceva sentire così lontana, così estranea nei suoi confronto, ma sapevo che avrebbe rigirato il discorso come era solito fare, ne ero convinta...
Spegnendomi pian piano sussurrai -...vado in camera mia... se così si può chiamare... la cena era uno schifo, come sempre, comprati un ricettario... notte- seppur fosse una battuta non rise, non disse altro che -Ok-.
***
Nel momento tale in cui decisi di stendermi per dormire sentì suonare il campanello, guardai l'ora "Le 11, non si usa più andare per le case dalle 8 alle 9 e mezza!?"
Guardai fuori dalla finestra cercando di intravedere chi fosse ma la mia stanza era collocata sopra il negozio e da lì era impossibile scrutare l'entrata della casa...
Sentì qualcuno salire le scale, il rumore sordo delle scarpe sul legno mi rendeva astiosa e nervos
Non mi voltai, dissi solo -PAPA'!? chi cazzo c'è a quest'ora?-
-Hey!- esultò una voce conosciuta, mi ammutolii, odiavo scambiare qualcuno per qualcun altro...
Era Leonard, in amicizia Leo.
Il mio unico amico, dava l'impressione di essere buio e tenebroso ma in realtà era estremamente semplice e asfissiante. Era un bel ragazzo, lo notavo, ma non avevo nemmeno mai pensato a qualcosa “di più” che la semplice amicizia, sapevamo troppo l'uno dell'altro...
Ogni tanto se ne saltava fuori con frasette del tipo: -Noi 2 siamo come fratelli vero? non ci tradiremmo mai-, alle quali non davo molta importanza. In che modo potevo tradirlo se non avevo altri amici?
-Wow, stra gorda la nuova casa Rò!- Aveva una strana dialettica alla quale col tempo mi ci ero abituata, tendeva ad abbreviare il mio nome in Rò che sembrava più una nota musicale dal tono in cui lo diceva
-Modestamente!- sorrisi cretina
-Ehm... un paio di pantaloni no?-
Mi osservai: ero in pigiama...
-Non mi guardare!!!-ringhiai scherzosa, facendo un po' l'ochetta perché con lui mi veniva naturale
-Oh be capirai non c'è niente che non abbia già vista...- e gli avrei dovuto tirare un cazzotto ma sapevo che faceva riferimento a qualche estate del passato, in cui eravamo piccoli e accaldati
-AH! UNO STUPRATORE!- urlai minacciosa, finsi di scappare, cercò di fermarmi e accidentalmente sentì le sue gambe tra le mie...
Persi l'equilibrio, caddi lentamente. Gli scivolai così vicino che sentì l'odore dei suoi abiti, dei suoi capelli, della sua pelle, profumava di albicocca e di rame.
Credo accadde in quel momento, è frivolo e banale ammetterlo, ma in quell'istante sperai di cadergli addosso e che, come nei più squallidi film sentimentali, ci scambiassimo un bacio.
Uno di quei baci lunghi e passionali, che durano anche ore...
Era incredibilmente infantile, ma infondo avevo solo 17 anni... non potevo capire alcuni avvenimenti...
L'alchimia fra due persone secondo me non esisteva nemmeno...
Rimasi immobile a terra, con gli occhi lucidi e lo sguardo perso per minuti
-Tutto ok?- chiese Leo rammaricato, mi alzai in fretta e furia e con una faccia da fumetto dissi secca -Si!- mi guardò confuso e chiese sarcastico -Ma che hai?-
- Un ematoma grande come la tua testa perché?- sorrisi soddisfatta
"Sono brava a rigirare le domande"
-Vuoi del ghiaccio?- preoccupato mi sfiorò il polso e per un'istante sentì il cuore palpitare
“He... magari...”
-NO! Cioè.. no grazie- sorrisi sforzandomi di non lasciarmi andare ad istintive emozioni
- Tutto a posto?-
-Si ma.. forse è meglio se ora vado a letto...- cercando di stare tranquilla mi strinsi a me stessa
- Oh.. ok ora, tipo vado a casa- confuso mi scrutava e per la prima volta mi accorsi che i suoi occhi, come diamanti sotto il sole, splendevano preziosi
Ci salutammo frettolosamente e se ne andò. Rimasi immobile al centro della stanza, mi chiedevo perché avessi pensato una cosa del genere su Leo, perché volevo un suo bacio. Ero talmente immatura? mi bastava un buon profumo e un minimo di contatto carnale per desiderare un un ragazzo?
“Non gli ho nemmeno chiesto che voleva, lo ho mandato via così bruscamente”
Mi stesi sul letto, l'aria piatta fuori dalla finestra faceva sembrare tutto così lento e inesorabile..
Cercai di addormentarmi ma fu impossibile, mezz'ora più tardi mi stavo ancora rigirando fra le coperte chiedendomi come potevo essere così scema da voler rovinare l'unica amicizia che avevo per un solo bacio quando sentì un rumore provenire dal piano di sotto, mi alzai di scatto, rimasi ad ascoltare "Diamine i ladri no!"
Una malinconica melodia emerse del piano terra... era antica, sconosciuta, bellissima...
Sembrava quella di un vecchio carillon che non ricordavo.
Scesi le scale con passo furtivo e l'ansia, fin'ora inesistente, ad ogni gradino cresceva sempre di più.
Giunsi al piano di sotto, rimasi dietro alla porta che collegava il soggiorno al negozio in silenzio, sentivo che il motivetto proveniva da lì
La spalancai appena, vidi i mobili d'epoca di mio padre avvolti da una strana luce giallastra...
Rabbrividì, non capivo che stava succedendo non potevo capire.
Irruppi nella stanza urlando nervosa -CHI C'E'!?!?-.
Lo specchio che avevo visto al pomeriggio, quello dorato e massiccio emanava una luce stupenda, al posto del mio riflesso c'erano solo un'insieme di colori, mi sembrava quasi di intravedere un castello ma non ne ero sicura...
Uno strano tepore pian piano mi stava invadendo, un profumo di muschio e pietra volteggiava scherzoso nella stanza semi-illuminata.
Un urlo femminile mi fece risvegliare da quella sorta di sogno in cui ero finita.
Quel poderoso acuto proveniva dallo specchio.
Mi scostai veloce senza distogliere lo sguardo da quel bagliore tanto vivace.
Quella superficie tanto bizzarra quanto comune scaraventò al suolo qualcuno.
Chiusi gli occhi impaurita

Quando li riaprì la maliziosa oscurità si era impossessata del mondo circostante, solo una ragazza risplendeva di luce propria...
Sembrava un angelo dai capelli dorati che se ne stava debole davanti ai miei occhi increduli, era l'ultimo angelo rimasto sulla terra, quello più puro di tutti, sceso dal cielo per me, solo ed esclusivamente... per me...

Indietreggia sconvolta, non capivo, mille certezze sulla mia concezione del reale venivano lentamente infrante come neve al sole

La dolce melodia cessò di suonare.
Continua...
00:00 Scritto da: story-alexia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
28/01/2009
Introduzione
l'inizio di qualcosa di arcano a cui pochi hanno assistito ma che tutti sanno che è successo.
Il mio di inizio fu tra i più drastici ma allo stesso tempo fra i più comuni: abbandonata dalla madre e cresciuta da un padre assente che evitava di guardare negli occhi la figlia per paura di ricordare la moglie defunta.
La sua prematura morte mi aveva fatta crescere con estrema fretta, a 8 anni avevo già constatato che il mondo, in fin dei conti, faceva schifo...
Mio padre cercò sempre, a modo suo, di rendermi felice.
Finché un "bel" giorno , nell'estate dei miei 17 anni, mi disse che doveva parlarmi e che c'erano delle importanti novità.
Ripeteva continuamente -Avanti Rossy! non sei felice?! sarà il nostro futuro!!-
Nostro... intendeva dire che metà del ricavato sarebbe andato a me? no. Quel nostro era una parola buttata lì così, che stava bene nel contesto e che faceva suonare tutto più bello e aderente.
Disse che era il suo sogno...
... lo guardai come se mi stesse prendendo in giro, con una smorfia che stava tra lo sconvolgimento totale e il nervosismo.
...infondo io ne ero la prova vivente: non sognavo più da anni...
Ricordo ancora che anche in quel occasione la sua testa era china verso il basso, e gli occhi puntavano un qualcosa di indefinito nel pavimento, quasi si vergognasse del mio sguardo deciso
Ma infondo, anche se a volte non sembrava, lui era il padre e io solo la figlia. Spettavano a lui certe decisioni, giuste o sbagliate che fossero...
Ora sò che se non fosse stato per lui ed il suo sogno io e te non ci saremmo mai incontrate...
Anche se sono convinta fosse destino...
15:01 Scritto da: story-alexia | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
